SCRIVERE PER UNA TESTATA

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Scrivere per una testata. Non è cosa semplice.Non è cosa facile.  Questo è l’inizio. Forse sono solo le paure iniziali ( a testa calda) che mi fanno dire e pensare queste cose. E’ un po’ come entrare in casa altrui, per la prima volta. Casa nostra (vedi blog) la conosciamo perfettamente, sappiamo come accomodarci, come porci quando ci sono ospiti (vedi followers) nuovi e frequenti, sappiamo e conosciamo il posizionamento di ciò che ci serve (vedi layout , impostazione etc…) perchè in fondo siamo NOI che li abbiamo messi li per un determinato motivo/funzione. Entri (= fai parte della redazione) , hai delle aspettative che ti crei basandoci su coloro che ti hanno “invitata” (selezionata). Un mondo nuovo, e come tutte le cose nuove, un po’ di ansia/paura (spauracchio per dirla tutta) ti viene. Normale, no? Però, questo fa parte del “fare il salto di qualità”, di cui vi ho parlato quidel mettersi alla prova.

Scrivere per noi stessi vuol dire mettere il nostro IO, il nostro mondo/visione, ciò che vogliamo comunicare ai nostri seguaci. Un modo di comunicare, personale, da condividere ed esprimere. E non è cosa da sottovalutare. Come quando si sceglie un determinato libro da leggere. A volte si sceglie per la scrittrice, a volte (ahimè) solo per la copertina accattivante e altre volte ancora SOLO perché è in voga.E anche qui ci vedo della metafora.  Se vi facessi la domanda perché leggete un determinato blog piuttosto che un altro, cosa mi rispondereste? Alcuni si identificherebbero in una delle tre opzioni che ho citato per la scelta del libro. Pensando bene il massimo della scelta SAREBBERO TUTTI E TRE I PUNTI. Per la scrittrice (vedi autore del blog) per la copertina accattivante (vedi sito) perchè è in voga (vedi influencer/top of the blogger).

Scrivere per gli “altri” , implica,  a mio avviso, essere noi stessi in territorio altrui. Si scrive (ovviamente) con la propria impronta, però, al contempo devi avere l’accortezza di non essere troppo personale in fondo sai che stai scrivendo un articolo per una testata di rilievo, con collaboratori professionisti che hanno anni di esperienza alle spalle.

Vi faccio queste osservazioni perché per scrivere QUESTO ARTICOLO , dove ho avuto dei parametri ben precisi da rispettare, ho  avuto mille dubbi (sempre per il discorso territorio altrui).  Il che, inizialmente, mi ha portato a pensare “Bene, e ora come imposto la questione Armani e i suoi 40 anni di carriera?”, cioè, mica stiamo parlando di Belen e le sue vicende amorose!Stiamo parlando di Giorgio, di re Giorgio. Scrivo , scrivo ,scrivo, cancello, riedito, rileggo, cancello di nuovo , scrivo, scrivo…e alla fine mi sono resa conto che in fondo forse le mie paure erano infondate! #touché

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida.

-Zyngmunt Bauman

 Nayla C

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